L’ultimo decennio in un scarpa da running

Joshua Cheptegei

L’ultimo decennio ha visto una travolgente esplosione del mercato della scarpa da running generando una richiesta continua da parte di amatori e professionisti alla ricerca della scarpa che possa offrire la miglior performance durante il gesto atletico della corsa . Oltre all’evoluzione tecnica dei materiali , costruzione , produzione e design di ogni singola casa produttrice , il concept generale della scarpa è andato a modificarsi progressivamente nel corso dell’ultima decade

Intorno al 2010 il focus della scarpa è stato il ritorno alla corsa a “piede libero “ con le cosiddette scarpe minimaliste (massima aderenza , leggerezza della calzatura , minimo drop, nessun sistema di ammortizzamento o sostegno durante la corsa) il cui scopo era simulare una corsa a piedi “nudi” per dare benefici in termini di libertà di movimento , attivazione muscolare ,rinforzo muscolare , propriocezione, etc..

 

In seguito dal 2014-2015 il concetto della scarpa da running è stato “estremizzato “ con la nascita della scarpa massimalista . Al contrario della scarpa minimalista , la massimalista prevedeva una struttura importante con una mediasuola oversize per offrire il massimo effetto ammortizzante e shock absorber durante tutta la fase della corsa .

 

Tra il 2016-2018 abbiamo avuto una virata molto forte sull’idea di scarpa . Ci si è concentrati molto sull’ effetto di massimo ammortizzamento riducendo ,al contrario della massimalista , lo spessore della mediasuola con materiali che potessero offrire al runner un effetto “extra cushioning” per ridurre al minimo le forze risultanti che si generano durante la fase di primo appoggio limitando il rischio di lesioni ed infortuni.

 

Infine negli ultimi anni si è assistito ad un nuovo upgrade . Il concetto di fondo non è più dissipare al massimo le forze di impatto durante la prima fase di contatto al suola , ma accumulare questa energia sviluppatasi, e trasferirla al runner in fase di spinta in modo da determinare una corsa più efficiente e meno dispendiosa da un punto di vista energetico . Per questo motivo sono state inserite delle lastre in fibra di carbonio all’interno della mediasuola per consentire un effetto “rebound” e tramettere al runner il miglior ritorno di energia durante la fase di propulsione.

 

La scelta della scarpa ideale rimane però sempre un argomento difficile da gestire per ogni singolo runner . La cosa importante da capire è che indipendentemente dal marchio o dall’estetica della calzatura non esiste una scarpa perfetta . Esiste la scarpa più affine alle esigenze di ogni singolo runner sia in termini di tipologia di corsa , pattern ,km , peso , cadenza .. parametri che possono essere affrontati e analizzati solo con uno studio approfondito per ogni singolo runner effettuato da personale competente pronto ad offrire la miglior soluzione ad hoc . Prendiamo ad esempio la scarpa del record man Eliud Kipchoge :

 

Questa tipologia di calzatura è studiata per un runner agile con un timing di appoggio al suolo minimo, con un peso corporeo basso , con una cadenza molto alta e con prestazioni “da record man “. Utilizzare questa calzatura per un runner con un peso importante ,che corre 20 km a settimana ,con una cadenza bassa , pattern lento , è ovvio che in termini di rendimento , la scarpa non sarà adeguata a quel tipo di runner perché non potrà mai offrirgli quella performance che quel tipo di atleta o di corsa richiede in base alle sue caratteristiche individuali.

In conclusione , l’affidarsi al professionista adeguato per una corretta valutazione dell’appoggio del piede e della corsa può essere un arma in più per la scelta della calzatura adeguata per ottimizzare e migliorare la performance atletica di ogni singolo runner .


 

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